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Rosetta Stasi

Rosetta Stasi (19131997) a cura di Letizia Delmati

 

Rosetta Stasi va ricordata particolarmente per il suo tenace impegno verso la creazione di un’associazione professionale che contribuisse a far avere agli assistenti sociali il giusto riconoscimento per il loro lavoro.

Rosa Giuliana Stasi, sposata Gianlombardo, Rosetta per gli amici, nasce a Montecorvino Rovello in provincia di Salerno il2/3/1913. 

Studia a Salerno, poi a Palermo. A Palermo si laurea in giurisprudenza con 11 O e lode nel 1935 con una tesi sulla delinquenza minorile. Anche se poi la vita professionale le ha fatto percorrere altre strade, l’interessamento per i ragazzi in difficoltà ha costituito un punto importante nella sua vita. Si occuperà infatti dei fìgli dei minatori, degli operai e degli orfani di guerra. 

Alla preparazione giuridica fa seguito quella nel “sociale” nei modi in cui in quegli anni (periodo culminante della retorica fascista) era possibile farla; molto Stasi si è formata “sul campo” ed attraverso lo studio personale che non ha mai tralasciato per tutta la vita. 

Nel 1938 inizia a lavorare come organizzatrice del Centro Assistenti Sociali in seno alla Federazione fascista delle Donne nelle arti, professioni e affari. 

Svolge attività assistenziale presso i minatori di Gavorrano (Grosseto) poi con gli operai di Ferrania, Cencio, Cesena, Forlì, Tivoli, Roma. Molto si occupa delle famiglie di questi operai. Così Stasi ricorda quegli anni ” … come io divenni familiare per loro, così loro divennero familiari per me; le loro donne ciarliere, i loro bambini sempre insufficientemente vestiti, le loro case anguste e disadorne .. .. Mi trovai così …. a dare consigli a persone molto più adulte di me, ad aiutare a vivere intere famiglie …. ” (dall’intervento svolto da Stasi al Convegno di Tremezzo, ottobre 1946). 

Dal1945 al1950 dirige il reparto Madrinato della Croce Rossa Italiana; nel lasciare questo incarico, in una lunga lettera al Prof. Longhena, allora presidente della CRI, scrive: 

... Allo slancio generoso, pervaso di umana solidarietà, con il quale uomini e donne, anche di umili condizioni sociali ed economiche, offrirono i soccorsi allora urgentissimi ed indispensabili per salvare i bambini italiani più duramente colpiti dalla guerra, il Madrinato della CRI si propose di rispondere curando lo stabilirsi di vincoli di umana comprensione e simpatia fra benefattori e beneficiati”. Prosegue la lettera descrivendo tutta l’attività del Madrinato (che la CRI si apprestava a sopprimere) e le sue molte benemerenze. Copia di questa lettera è nell’archivio privato della nipote Anita Stasi, che ne ha gentilmente concesso la consultazione. 

Lasciato il Madrinato, Stasi lavora in Confindustria presso l’Ufficio di Assistenza diretto dal generale Gobbi. In quegli anni Stasi organizza l’ANAS (Associazione Nazionale degli Assistenti Sociali) la cui data di fondazione risulta essere il3 febbraio 1948,e ne diviene presidente. 

Dopo la morte del generale Gobbi, Stasi lascia la Confindustria e si trasferisce alla Direzione Generale dell’INPS per coordinare gli assistenti sociali operanti. 

In quegli anni compie un viaggio di studio negli Stati Uniti per conoscere l’ organizzazione dei servizi sociali di quel Paese e stabilire contatti con le Associazioni di Assistenti Sociali. 

Quando il senatore Zanotti Bianco, su sollecitazione di amici francesi, decise di attivare in Italia il CISS (Comitato Italiano di Servizio Sociale) perché anche il nostro Paese potesse partecipare alla Conferenza Mondiale dei Servizi Sociali, trovò in Stasi una solerte ed efficiente collaboratrice. Si deve probabilmente alla sua mediazione se la Confindustria divenne socio sostenitore del CISS, pubblicandone anche per alcuni anni il Bollettino. 

Nel 1952 a Stasi è richiesto di fondare a Napoli una Scuola di Servizio Sociale associata all’UNSAS; si dedica con impegno a questa attività, nuova per lei, ed affìda alla dott:ssa Serena Rimassa la direzione della Scuola, restandole accanto per molto tempo, sostenendola e consigliandola. 

Resta all’INPS fino alla pensione. 

Muore a Roma il16/12/1997.

L’impegno perché gli assistenti sociali avessero una valida associazione che li rappresentasse e che contribuisse all’affermazione della professione è stato perseguito da Stasi con passione e tenacia per tutta la vita. 

La sua presidenza dell’ANAS cessa nel 1955 ma non viene meno la sua attività promozionale. 

Stasi si rendeva conto dei grandi cambiamenti avvenuti nella società italiana, rispetto ai primi anni del suo lavoro e di come questi cambiamenti avessero inciso nelle attività sociali. 

Vedere una continuità nel lavoro, nella formazione, nelle premesse ideologiche e culturali degli assistenti sociali, tra il “prima” e il “dopo” della guerra, era praticamente impossibile ed infatti Stasi nel citato intervento al Convegno di Tremezzo, afferma: “Le assistenti sociali di ieri il cui riconoscimento giuridico professionale è già in corso presso le competenti autorità, plaudono intanto ad ogni iniziativa che miri, attraverso la creazione di corsi superiori e di facoltà universitarie, a garantire che il lavoro delle assistenti sociali di domani abbia quel decoro professionale che è presupposto indispensabile alla sua stessa efficienza e che viene riconosciuto ai lavoratori sociali di tutti i paesi del mondo … “. 

E’ noto che l’auspicio di Stasi formulato nel 1946, ha trovato molte difficoltà a realizzarsi; il cammino della professione è stato più lungo e faticoso di quello che forse Stasi sperava, ma ricco di conquiste e di affermazioni significative che si devono all’impegno e al coraggio di molti: fondatori di scuole e servizi, costruttori di una “cultura” professionale, testimoni di una società democratica che non vuole “beneficiare” nessuno, ma promuovere una cittadinanza attiva e responsabile di tutti, anche dei più deboli. 

Il contributo che Stasi ha dato al cammino della professione attraverso l’ANAS non può essere dimenticato, e deve essere compreso per le particolari difficoltà che ha dovuto affrontare, forse anche perché lei assistente sociale non era, non aveva frequentato né la scuola fascista del Celio, né le scuole nuove nate nel dopoguerra. Stasi si “sentiva” assistente sociale senza esserlo. 

Stasi ha partecipato a numerosi convegni, congressi, incontri di studio in Italia e all’estero. 

Non risulta che esista una raccolta delle sue relazioni e dei suoi interventi, forse spesso svolti a braccio” e comunque non pubblicati. 

Nella memoria dei parenti e degli amici Stasi rappresenta un esempio di donna colta, attiva, amabile, disponibile verso tutti. 

Il servizio sociale professionale deve a lei le prime battaglie per il riconoscimento pubblico del titolo e l’intuizione (tradottasi in concreta operatività) del significato e del peso che avrebbe potuto avere un’efficiente associazione professionale.

L’AssNAS di oggi è l’erede di quell’ANAS che Stasi ha voluto, fondato e presieduto per alcuni anni.

 

Le notizie raccolte in questa scheda sono dovute soprattutto alla disponibilità dei familiari.

 

FONTE: Rivista di servizio sociale, a. 40, n. 4 (dic. 2000), p.113-116

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