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Carl Rogers

Carl Rogers è uno dei più grandi psicologi del Novecento, fondatore della terapia non direttiva e noto in tutto il mondo per i suoi studi sul counseling e la psicoterapia all’interno della corrente umanistica della psicologia.

 

Le origini

Cari Rogers nasce a Oak Park, Illinois, l’8 gennaio 1902, da una famiglia benestante, numerosa e di rigida osservanza fondamentalista. Lo stile di vita e i principi familiari ricalcavano, senza troppo discostarsene, il rigore e l’austerità dei Padri Pellegrini che tre secoli innanzi avevano fondato le prime colonie in terra americana. Di questa visione del mondo erano parte integrante la morale calvinista della responsabilità personale non mediata, la fiducia nella possibilità, concessa a ogni essere umano, di realizzarsi nella vita, lo spirito di completa uguaglianza nei rapporti umani. Da qui il rispetto profondo per l’altro, il cui punto di vista è importante al pari del nostro e decisivo nelle scelte che lo riguardano. Tali convinzioni, precocemente assorbite, determinano gli interessi teologici del giovane Cari e in seguito ne formeranno l’opera teorica.

 

Il pensiero

Carl Rogers è uno dei più grandi psicologi del Novecento, fondatore della terapia non direttiva e noto in tutto il mondo per i suoi studi sul counseling e la psicoterapia all’interno della corrente umanistica della psicologia. Grande sarà l’influenza del pragmatismo sul pensiero di Rogers: i rigidi principi assorbiti dalla famiglia verranno stemperati in una visione progressista, dinamica.

 

IDEE

Pioniere. Alla fine degli anni di Rochester, Rogers condensa le sue recenti acquisizioni nel primo dei suoi libri, The Clinica! Treatment of thè Problem Child (1939), che gli vale una certa notorietà nell’ambiente accademico e una cattedra di Psicologia clinica all’Università dell’Ohio, dove tiene un corso pionieristico di psicoterapia. L’anno seguente, il suo intervento a un congresso all’Università del Minnesota può considerarsi il manifesto del nuovo approccio: Rogers delinea un nuovo tipo di terapia, il cui obiettivo —  secondo il biografo Howard Kirshenbaum —  non è quello «di risolvere un particolare problema, ma di aiutare l’individuo a crescere, cosicché possa far fronte ai problemi attuali e futuri in modo più integrato. In secondo luogo, questa nuova terapia mette in rilievo maggiormente gli aspetti emozionali rispetto a quelli intellettuali. In terzo luogo, si concentra sulla situazione attuale piuttosto che sul passato dell’individuo. Infine, pone l’accento sulla relazione terapeutica stessa come esperienza di crescita».

Terapia. La psicologia rogersiana è radicata nel lavoro di Rank, Taft e Alien, in quello degli analisti neo-freudiani, in particolare di Karen Horney, nella play therapy e nella terapia di gruppo. Rogers scrive la prima grande opera teorica, Counselling and Psychotherapy (1942), che contribuisce, insieme a The Art of Counselling di Rollo May (1939), a gettare le basi del movimento umanistico. Ma la novità più importante di questo libro è senza dubbio di tipo epistemico: per la prima volta nella storia della psicoterapia vengono registrate al magnetofono e pubblicate integralmente le sedute di un’intera, seppur breve, psicoterapia. Fino a quel momento ciò che avveniva durante il colloquio non era disponibile a un’indagine obiettiva, avendo quale unico riscontro i ricordi o gli appunti del terapeuta. Il caso di Herbert Bryan invece introduce la psicoterapia in un ambito pienamente scientifico e inaugura un’entusiasmante stagione di ricerche che vede Rogers e il suo gruppo fra i più attivi.

 

METODO

Counseling. Nel 1945 si trasferisce all’Università di Chicago, dove rimane dodici anni, creando un Counselling Center che presto diverrà uno dei più noti per la psicoterapia e la ricerca. Nel 1951 esce Client-centered Therapy, che amplia e perfeziona, da un punto di vista fenomenologico, i principi contenub in Counselling and Psychotherapy e li estende alla terapia di gruppo, al campo educativo, lo sviluppo delle risorse umane e, infine, ai contenuti dei corsi di formazione in psicoterapia. Nel 1957 Rogers ottiene la cattedra di Psicologia e psichiatria all’Università del Wisconsin, diventando così il primo psicologo clinico a insegnare in un Dipartimento di Psichiatria. Come abbiamo detto, le sue posizioni si ponevano in radicale scontro con quelle psichiatriche tradizionali; per di più, le sue teorie erano state, fino a quel momento, applicate e verificate prevalentemente su ragazzi difficili, genitori, studenti universitari, insomma su vari tipi di «clienti», ma non su quelli con problemi psichiatrici.

Sfida. Da qui l’impegno, la «sfida» a verificare se «le tre condizioni necessarie e sufficienti» perché all’interno di una relazione terapeutica la persona possa sbloccare la propria tendenza attualizzante e permettere un cambiamento (accettazione positiva e incondizionata del cliente, empatia, congruenza del terapeuta) siano efficaci anche nei casi di psicosi. Ciò si concretizza nella lunga e poderosa «ricerca del Wisconsin» con gli schizofrenici cronici del Mendoza State Hospital. I risultati, pubblicati nel volume The Therapeutic Relationship and its Impact: A Study of Schizophrenia (1967), firmato insieme a E. Gendlin, D. Kiesler e C. Truaux, dimostrano in sintesi che le attitudini di empatia e accettazione esplicate dal terapeuta sono davvero correlate al miglioramento psicologico del paziente, ma soltanto se quest’ultimo riesce a recepirle. Nel 1964 Rogers rinuncia all’insegnamento universitario e si trasferisce al prestigioso Western Behavioural Science Institute di La Jolla, in California. In quegli anni la West Coast era un crogiolo di fermenti e di idee innovative in campo politico, sociale e culturale. Nel 1962 era stata fondata da Maslow la Association of Humanistic Psychology, in cui si riconosceva la cosiddetta «terza forza» fra psicoanalisi e comportamentismo, formata da studiosi di varia provenienza teorica.

Pace. Immerso in questo clima, Rogers vi contribuisce applicando il suo approccio alla scuola, al management, ai «gruppi di incontro», alla comunicazione interculturale, alla filosofia della scienza. A ognuno di questi argomenti corrispondono ricerche e pubblicazioni. Nel 1969 Rogers crea, con alcuni colleghi, il Center for thè Study of thè Person, che diventerà punto di incontro e coordinamento delle varie esperienze di «approccio centrato sulla persona» che stanno sorgendo nel mondo. Ma il culmine dell’impegno di Rogers è senza dubbio la fondazione delTInstitute for Peace, per lo studio e la risoluzione dei conflitti. Insieme a numerosi collaboratori egli faciliterà grandi gruppi d’incontro fra cattolici e protestanti a Belfast, fra rappresentanti dell’Europa dell’Est e dell’Ovest, fra neri e bianchi in Sudafrica, fra capi di Stato e diplomatici dell’America Centrale ed esponenti del governo degli Stati Uniti. Ciò gli varrà la candidatura al premio Nobel per la pace. Fino a pochi giorni prima della morte, il 7 febbraio 1987, Rogers lavora con l’ex allievo e collaboratore Raskin alla stesura del capitolo sulla cilent-centered theraphy, pubblicato postumo nella raccolta a cura di Corsini e Wedding “Current Physotherapies” (1989), che costituisce il suo testamento spirituale.

Influenza. Accanto alla questione del metodo, il contributo di Rogers ha investito pienamente la * riflessione circa l’etica delle relazioni d’aiuto, la disputa sulla formazione alla professione psicoterapeutica (con l’annosa contrapposizione tra psichiatri di formazione medica e neonati psicologi) e al counseling (per il quale egli rivendicava una formazione specifica che potesse prescindere dalla preparazione psicologica tradizionale), lo sviluppo di una teoria olistica e umanistica della personalità. Il suo contributo ha comportato, inoltre, rilevanti implicazioni in numerosi campi più o meno distanti dall’esperienza clinica d’origine: dal nursing all’istruzione, alle relazioni familiari, politiche e istituzionali.

 

Tratto da www.iacp.it, e istituto dell’approccio centrato sulla persona (fondato da Carl Rogers, Charles Devonshire e Albert Zucconi)

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